Intervista a Gabriele Melli sul Disturbo Ossessivo Compulsivo

Intervista a Gabriele Melli sul Disturbo Ossessivo Compulsivo

Gabriele-melli-e1390306379756Gabriele Melli è uno dei massimi esperti a livelli italiano in materia di Disturbo Ossessivo Compulsivo, Professore di Psicologia Clinica all’Università di Pisa, presidente dell’Associazione Italiana Disturbo Ossessivo-Compulsivo (AIDOC) e dell’Istituto di Psicologia e Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva (IPSICO) di Firenze.

E’ inoltre autore del libro Vincere le ossessioni. Capire e affrontare il disturbo ossessivo compulsivo, lettura praticamente obbligata per tutti coloro che vogliono saperne di più su come conoscere ed affrontare il DOC.

Melli è qui per parlarci di una ricerca, coordinata da lui in collaborazione con l’università di Pisa, su alcune delle cause implicate nella genesi e nel mantenimento dei sintomi ossessivo-compulsivi in chi soffre di Doc omosessuale. 

Ipsico in collaborazione con l’Università di Pisa sta conducendo una ricerca, coordinata dal Dott. Gabriele Melli, su alcuni fattori implicati nella genesi e nel mantenimento dei sintomi ossessivo-compulsivi relativi alla paura irrazionale di essere o poter diventare omosessuali in persone eterosessuali.

Intervistatore: Buongiorno Dott.Melli e grazie del suo tempo per questa intervista. Può spiegarci brevemente qualcosa di più sulla sua attività professionale e di ricerca in materia di DOC?

Gabriele-melli-e1390306379756Dott. Melli: Come si evince dal mio curriculum, mi occupo di DOC fin dagli inizi della mia carriera, primariamente come psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, impegnato attivamente nel trattamento di moltissimi pazienti con questi problemi, ma anche come ricercatore, perché credo profondamente che la psicoterapia sia una scienza rigorosa e che i trattamenti debbano essere basati su solidi dati scientifici e non su approcci personalistici basati soltanto sul credo di alcuni teorici.

Intervistatore:  nel suo libro “Vincere le Ossessioni” parla della Terapia Cognitivo Comportamentale come metodo di elezione per il trattamento del DOC. Potrebbe spiegarci brevemente che cosa è la TCC e perché è lo strumento più indicato in questi casi?

Gabriele-melli-e1390306379756Dott. Melli: La terapia cognitivo comportamentale è ormai universalmente riconosciuta come l’unica forma di psicoterapia che si sia dimostrata scientificamente efficace nel trattamento del DOC, e in generale di tutti i disturbi d’ansia e dell’umore. Nel caso del DOC, la TCC dispone di tecniche comportamentali, primariamente della cosiddetta esposizione e prevenzione della riposta, ovvero di una procedura con cui si porta il paziente ad esporsi in modo molto graduale agli stimoli temuti (e normalmente evitati) – talvolta all’inizio solo in immaginazione – e a sospendere i comportamenti maladattivi utilizzati per gestire il disagio emotivo connesso alle ossessioni (compulsioni sia materiali che mentali, messe alla prova, richieste di rassicurazione, ecc.). Alle tecniche comportamentali si associa il lavoro cognitivo, mirato primariamente a individuare e modificare le credenze disfunzionali che influenzano il flusso di pensieri e portano a interpretare in modo erroneo e disfunzionali i pensieri, le immagini o gli impulsi intrusivi, innescando un circolo vizioso che li mantiene e li alimenta facendoli diventare ossessivi. Tutto ciò implica esplorare la storia di vita della persona per comprendere anche come queste credenze si sono sviluppate nell’ambiente in cui il paziente è cresciuto. L’insieme di queste procedure, che ovviamente ho dovuto ipersemplificare e banalizzare, rende l’intervento molto efficace, tanto che a livello internazionale tutti gli studi hanno dimostrato la superiorità in termini di efficacia della TCC non solo rispetto ad altre forme di psicoterapia, ma anche rispetto ai migliori trattamenti farmacologici.

Intervistatore: Passando a parlare più specificamente del Doc, per quale motivo, in base alla sua esperienza, è così difficile liberarsi delle ossessioni?

Gabriele-melli-e1390306379756Dott. Melli: Primariamente perché pochi accedono a servizi clinici adeguati. Oggigiorno il DOC è curabile nella stragrande maggioranza dei casi, ma moltissimi non chiedono aiuto e ci convivono per anni e anni. Molti altri, purtroppo, si affidano solo ai farmaci, che possono migliorare un po’ la situazione ma quasi mai la risolvono, oltre a comportare ingenti effetti collaterali. Altri ancora affrontano percorsi psicoterapeutici (talvolta anche per molti anni) non adeguati, con professionisti che adottano approcci rispettabili ma non specifici e che non hanno evidenze di efficacia. C’è da dire, poi, che anche quella minoranza di pazienti che riceve servizi adeguati di terapia cognitivo-comportamentale ed eventualmente farmacologica, non sempre ottiene i risultati attesi. Infatti, non tutti i disturbi ossessivo-compulsivi sono uguali, e vi sono dei fattori personologici che possono complicare la relazione terapeutica e peggiorare la prognosi del trattamento, così come ci sono pazienti che hanno una motivazione intrinseca al cambiamento non sufficiente. La TCC infatti è efficacissima ma richiede un’alta disponibilità da parte dei pazienti ad affrontare un percorso di cura faticoso e emotivamente impegnativo, in cui sono coinvolti in prima persona attivamente. Esattamente come tutti gli obesi in teoria vorrebbero dimagrire, ma pochi ci riescono perché molti non sono disposti a fare i sacrifici a medio-lungo termine che questo richiede, allo stesso modo tutti i pazienti DOC vorrebbero guarire, ma non tutti sono pronti a farlo.

Intervistatore: Qual è l’errore più grande che vede fare in chi soffre di DOC e quali sono invece le tre principali aree su cui ci si dovrebbe concentrare per risolvere il Disturbo Ossessivo Compulsivo?

Gabriele-melli-e1390306379756Dott. Melli: L’errore più grande che vedo fare, come già citato, è quello di non informarsi a dovere e affidarsi ciecamente a professionisti inesperti o non specializzati, di affidarsi passivamente ai farmaci come se il DOC fosse una malattia organica, limitandosi ad aspettare che i farmaci facciano effetto e che i sintomi migliorino spontaneamente, o peggio ancora di non cercare per niente aiuto, negando di avere un problema o illudendosi di poterlo risolvere da soli pur di non esporsi all’umiliazione di ammettere di avere un problema del genere.

intervistatore: In chiusura del libro “Vincere le Ossessioni”, dopo aver elencato molte utili strategie, lei consiglia a chi soffre di DOC di comportarsi come un “consumatore accorto”, informandosi il meglio possibile al fine di trovare un esperto qualificato, poiché in effetti non tutti i terapeuti sono preparati sul DOC. In effetti molti utenti del blog riportano di non essere riusciti a trovare giovamento nelle terapie effettuate. Cosa si sente di consigliare a chi è particolarmente sfiduciato nei confronti della psicoterapia?

Gabriele-melli-e1390306379756Dott. Melli: Purtroppo chi è sfiduciato ha ragione di esserlo, perché certamente avrà dedicato tempo e soldi a percorsi che non gli sono serviti a niente. I centri e i professionisti specificatamente formati nella TCC e in particolare nel trattamento del DOC sono purtroppo pochissimi in Italia, tanto che a Firenze abbiamo pazienti che vengono da tutta Italia, e non per fare un bel giro turistico. Quello che posso suggerire è solo di non perdere mai le speranze, perché non esistono casi di DOC irrisolvibili, per cui se un paziente non ha ottenuto risultati solitamente è “colpa” dei professionisti che ha incontrato, che in massima buona fede non hanno trovato la chiave giusta (e succede anche a noi!), ma è rarissimo che ciò significhi che il caso è talmente grave da non poter essere trattato.

Intervistatore: Nel suo ultimo intervento e in alcuni dei precedenti ha posto l’attenzione sull’importanza di affidarsi ad un professionista esperto e specializzato. Posso confermare che questo è un aspetto molto sentito. Facendomi portavoce, mi permetta di esporle un problema purtroppo molto frequente. Le cure psicologiche specialistiche sono molto costose e non tutti sono in grado di sostenerle economicamente e logisticamente. Che cosa consiglia a chi si trova in questa situazione?

Gabriele-melli-e1390306379756Dott. Melli: Purtroppo è vero perché sostanzialmente gli psicoterapeuti, soprattutto quelli più giovani e che utilizzano metodi efficaci e aggiornati, lavorano esclusivamente nel privato (in Italia). C’è comunque da considerare che un disturbo del genere è talmente invalidante che liberarsene non ha prezzo, e che un intervento ben strutturato ed efficace solitamente si conclude entro un anno, ovvero con costi complessivi che non superano i 3-4000 euro. Quello che consiglio è di investire, a costo di allontanarsi da casa e/o di spendere un po’ di più, ma di rivolgersi ai pochi centri seri e qualificati. Il sacrificio è solitamente ben ripagato e i costi che ha mantenere il disturbo sono solitamente superiori al costo di una buona terapia.

Intervistatore: Nel salutarla e ringraziarla nuovamente per il suo tempo, le lascio la parola per dare un ultimo consiglio a chi ci legge. Quale messaggio vuole lasciare agli utenti di Liberi Da Ossessioni?

Gabriele-melli-e1390306379756Dott. Melli: Non smettete mai di informarvi e affidatevi sempre e solo alle terapie e ai professionisti che seguono le linee guida internazionali! E per questo sono utili e benvenuti blog come questi che facilitano la condivisione di esperienze.

Mi occupo di DOC da una ventina d’anni e vi posso garantire che in questo spazio di tempo relativamente breve le evoluzioni scientifiche a riguardo sono state impressionanti, per cui presumo lo saranno altrettanto nel prossimo decennio.

Purtroppo però in Italia, nel mondo della psichiatria e della psicoterapia, vi è l’insana e disorientante (per l’utente) tendenza a promuovere approcci terapeutici del tutto personalistici; ciò determina l’altissimo rischio di cadere nelle mani di autorevoli professionisti che decantano i prodigi dei propri metodi, in cui ovviamente credono, ma che non hanno niente a che vedere con quello che la comunità scientifica riconosce come un trattamento basato sull’evidenza scientifica.

Indagate bene sulla formazione dei terapeuti a cui vi rivolgete e sulla loro esperienza specifica con il DOC, verificate se appartengono almeno a una società di terapia cognitivo comportamentale (quale AIAMC o SITCC), e soprattutto chiedete loro, prima di iniziare la terapia, in cosa questa consisterà, verificando che preveda le classiche tecniche comportamentali e cognitive sopra citate.

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