Schede sintetiche Disturbi

Psicologo a Palermo - Dottor Fabrizio Rossi - Panico

Attacchi di Panico

L’attacco di  panico si presenta in maniera inaspettata facendo sentire la persona sopraffatta e terrorizzata, i sintomi spesso inizialmente inspiegabili (battito cardiaco accelerato, sudorazione intensa, tremore, disturbi respiratori) provocano confusione e apprensione nella persona, che durante lattacco di panico può credere di impazzire, di perdere completamente il controllo, o di stare per morire, portando l’intero organismo verso una situazione “tensiva” particolarmente rilevante.

La Terapia Cognitivo Comportamentale del Panico

La Terapia si focalizza inizialmente sulla spiegazione dell’attacco di Panico  da un punto di vista fisiologico, cognitivo e comportamentale (Psicoeducazione), rassicurando il cliente spesso spaventato e confuso. In un secondo momento dopo aver effettuato un’ attenta diagnosi e raccolto informazioni sulla storia di vita del cliente (Fase di Assessment) il terapeuta lavorerà sui pensieri ricorrenti durante e dopo un attacco (Ristrutturazione Cognitiva), tale ristrutturazione aiuterà il cliente a ridimensionare e “risignificare” la paura, aumentandone le capacità di Coping e di Autoefficacia;

infine verso la conclusione della terapia verranno attuate delle esposizioni in vivo sui luoghi collegati al panico (emotivamente più disturbanti) al fine di eliminare eventuali associazioni luogo-emozione- panico.

La Terapia Cognitivo Comportamentale al momento risulta essere la migliore terapia in merito ai disturbi d’Ansia e al disturbo da Attacchi di Panico (Evidence Based 2011), tale conclusione è la risultante di centinaia di esperimenti rivolti a validare il trattamento. 

Psicologo a Palermo - Dottor Fabrizio Rossi - Ansia

Ansia

L’ansia è caratterizzata da un’ intensa sensazione di paura, che può essere connessa o meno ad uno stimolo specifico. E’ estremamente difficile descrivere l’ansia, in maniera semplice, essendo un emozione particolarmente complessa l’ansia la si potrebbe descrivere come una forte apprensione e preoccupazione in merito a qualcosa che potrebbe accadere.

L’ansia è spesso accompagnata da intense sensazioni fisiche quali, dolori al petto, difficoltà respiratorie, tremore, palpitazioni etc…;

Essa si esplicita attraverso tre componenti essenziali: la componente Cognitiva, la componente Somatica, la componente Emozionale e  la componente Comportamentale.

La Componente Cognitiva riguarda tutti i pensieri connessi al disturbo, dalla paura di morie, al terrore di poter impazzire alla paura di poter avere un male incurabile etc…

La persona ansiosa generalmente si aspetta che nel futuro prossimo, possa accadere qualcosa di spaventoso ed incontrollabile e che non riuscirà a gestire tale accadimento pensiero connesso alle sensazioni fisiologiche (che verranno trattate successivamente) risultano essere un elemento centrale nella genesi del disturbo. La componente Somatica ed Emotiva si espleta, in una serie di “stati fisiologici di allarme” (aumento della pressione sanguigna battito cardiaco accelerato ed aumento della sudorazione etc…) preparando l’organismo al temuto accadimento futuro, provocando nella persona una profonda sensazione di paura e di apprensione

Dal punto di vista Comportamentale, la persona reagirà agli stimoli fisiologi e agli stimoli cognitivi adottando un comportamento spesso non adattivo, che risulterà essere indirizzato verso la fuga dall’ansia (Es. assunzione ansiolitici) o diretto ad evitare la fonte dell’ansia  (Es. non uscire di casa in un disturbo di Fobia Sociale).

La terapia migliore per i disturbi d’ansia risulta essere la terapia Cognitivo Comportamentale, tesa a ridurre il comportamento di evitamento, aiutando il paziente a sviluppare nuove capacità di gestione del problema (capacità di Coping).

Psicologo a Palermo - Dottor Fabrizio Rossi - Depressione

Depressione

Secondo  le stime dell’Istituto Nazionale di Salute Mentale americano in un periodo di sei mesi, 340 milioni di persone in tutto il mondo soffrono di questa malattia. Di conseguenza si potrebbe sostenere che nessuno può essere considerato immune dalla possibilità di incorrere in un episodio depressivo, infatti secondo le stime del 2010, possono essere colpite persone di tutte le classi sociali, in differenti paesi e con personalità premorbose differenti.

Il termine “depressione” può essere fonte di confusione infatti, è spesso usato per descrivere normali reazioni emotive. Allo stesso tempo, la malattia può essere difficile da riconoscere e “accettare”, peggiorando la situazione, infatti, se presa in tempo la depressione come molti disturbi psicologici può essere ben trattata sino alla sua completa “estinzione”.

” Le persone depresse possono sentirsi impotenti, senza speranza e irritabili “

Spesso sono presenti nella depressione:

perdita di appetito, perdita di interesse e piacere per le attività piacevoli, stanchezza, perdita di energia, sentimenti di inutilità, incapacità di concentrarsi o pensare, pensieri ricorrenti di morte o di suicidio.

Sono presenti sintomi fisici come: mal di testa o dolori di stomaco, la depressione può anche esacerbare esistenti sintomi fisici come mal di schiena, mal di testa e dolori alle articolazioni.

Psicologo a Palermo - Dottor Fabrizio Rossi - Ansia sociale
Fobia Sociale

La fobia sociale è una paura persistente e irrazionale di situazioni che possano comportare controllo o giudizio da altri, come feste e altri eventi sociali.

Le persone con fobia sociale possono temere e evitare situazioni in cui essi possono essere giudicati dagli altri. Si può iniziare nell’adolescenza e può avere a che fare con genitori iperprotettivi o limitate opportunità sociali.

Sintomi

Le persone con fobia sociale diventano molto ansiosi e cosciente di sé in situazioni sociali quotidiane. Hanno una paura intensa, persistente e cronica di essere guardati e giudicati dagli altri. Questa paura può diventare così grave che interferisce con il lavoro, la scuola, e le altre attività ordinarie.

La fobia sociale può essere limitata a una situazione (ad esempio, parlare con la gente, mangiare al ristorante o scrivere su una lavagna di fronte agli altri). In alternativa, può essere così ampia (fobia sociale generalizzata) facendo sperimentare disagio e ansia in quasi tutte le situazioni sociali.

I sintomi fisici che spesso si verificano con fobia sociale sono:
Difficoltà a parlare, nausea, sudorazione profusa, tremore.

La fobia sociale è diversa dalla timidezza, le persone timide sono in grado di partecipare a funzioni sociali. La fobia sociale spesso, influenza la capacità  lavorative e relazionali del soggetto.

Psicologo a Palermo - Dottor Fabrizio Rossi - Stress cronico

Stress cronico

Nello stress cronico l’esposizione prolungata ad alti livelli di cortisolo riduce la sensibilità dei recettori cerebrali per il cortisolo

L’asse HPA ha un suo ritmo circadiano caratterizzato da livelli massimi e minimi a cui si sovrappongono le variazioni indotte dallo stress.

Nello stress cronico l’esposizione prolungata ad alti livelli di cortisolo riduce la sensibilità dei recettori cerebrali per il cortisolo e conseguentemente altera i meccanismi di feedback e il ritmo circadiano di CRH e ACTH. La persistente ipercortisolemia deprime inoltre l’attività funzionale dei linfociti T e B, che mediano l’immunità specifica a lungo termine, e danneggia irreversibilmente i neuroni di specifiche aree cerebrali. Tali lesioni, come già riportato, sono particolarmente evidenti a livello dell’ippocampo.

L’iperattività dell’asse HPA e il tasso di CRH troppo elevato comportano un’inibizione del parasimpatico. Inoltre, un alto tasso di CRH e l’attivazione del LC comportano un’attivazione del simpatico. Si ha anche aumento della prolattina, diminuzione del testosterone, diminuzione della liberazione del GH e insulinoresistenza.

In corso di stress cronico si osserva anche l’instaurarsi di una progressiva riduzione dell’attività funzionale del complesso recettoriale GABA. La funzione di questo recettore è quella di ridurre, a livello del SNC, la liberazione neuronale dei neurotrasmettitori eccitatori (noradrenalina, dopamina, serotonina e acido glutammico). Di conseguenza, una riduzione della funzione del recettore GABA amplificherà le risposte dei sistemi eccitatori centrali allo stress cronico.

Le conseguenze neurobiologiche e comportamentali dello stress cronico possono essere riprodotte dalla somministrazione continua di alte dosi di cortisonici o di farmaci che deprimono persistentemente l’attività funzionale del complesso recettoriale GABA. Viceversa, farmaci come le benzodiazepine, che aumentano l’attività funzionale del recettore GABA, sono in grado di attenuare gli effetti neurobiologici e comportamentali degli stressor.

Anche nella depressione, come nello stress cronico, si osserva una prima fase caratterizzata da un’attivazione dei sistemi noradrenergico, dopaminergico e serotoninergico e, successivamente, una fase di esaurimento funzionale caratterizzata da riduzione della disponibilità sinaptica del neurotrasmettitore e da ipersensibilità dei recettori postsinaptici β-1 adrenergici e 5-HT1A serotoninergici.

Oltre ai casi di stress cronico, caratterizzati da ipercortisolemia persistente, esistono casi caratterizzati da risposte inadeguate dell’asse HPA o da resistenza ai glucocorticoidi. Nei casi in cui la secrezione di cortisolo non aumenta in risposta agli stimoli, aumenta la secrezione di citochine infiammatorie (che sono normalmente controregolate dal cortisolo). La conseguenza è un aumento delle risposte infiammatorie. Clinicamente questi casi sono spesso caratterizzati negli adulti da fibromialgie e sindrome da fatica cronica e nei bambini da dermatite atopica.

In caso di stress cronici si ha soppressione delle funzioni immunitarie. Ciò comporta l’esacerbazione di infezioni, ritardo nella guarigione di ferite, maggiore incidenza di cancro, insorgenza di obesità, diabete e ipertensione (sindrome metabolica) e depressione.

Conclusione
Nello stress cronico si può riscontrare una condizione caratterizzata da ipercortisolemia persistente, risposte inadeguate dell’asse HPA, resistenza ai glucocorticoidi o solo incremento della midollare del surrene.

Psicologo a Palermo - Dottor Fabrizio Rossi - Anoressia

Anoressia

L’anoressia e’ un disturbo alimentare i cui tratti fondamentali sono un peso corporeo al di sottodella media considerata normale per l’età e la statura, il rifiuto di mangiare quantità di cibo sufficienti al fabbisogno dell’organismo e un’eccessiva preoccupazione per il peso e la forma del corpo. Colpisce prevalentemente le donne ma appare in aumento anche nella popolazione maschile; la sua insorgenza e’ particolarmente significativa nel periodo adolescenziale sebbene si registrino casi di soggetti di età inferiore, mentre un esordio del disturbo in età adulta e’ in genere associato a problematiche alimentari già presenti in precedenza.

Perché l’anoressia

La comparsa di una tematica anoressica viene spesso favorita dalla decisione di intraprendere una dieta; i risultati di un trattamento che fa perdere peso e riacquistare una buona immagine di sé, un buon rapporto con l’aspetto del proprio corpo, vengono rinforzati attraverso la rinuncia al cibo e a partire da questo meccanismo si instaura l’esigenza di mantenere un controllo sui propri comportamenti alimentari. I fattori psicologici che predispongono a sviluppare questo disturbo sono una rappresentazione di sé svalutata, uno stile di pensiero perfezionista e un bisogno di controllo che si manifesta in tutti gli ambiti dell’esperienza. Il cibo diventa un contesto nel quale la paziente anoressica riesce a percepirsi efficace, recuperando un’immagine di sé positiva e la sensazione di poter gestire gli eventi della propria esistenza nel modo più funzionale; l’evento-cibo diventa però totalizzante e assorbe l’attività mentale della persona nel corso dell’intera giornata, attraverso un rimuginio continuo che si concentra sul timore di aver assunto peso.

L’anoressia può essere restrittiva o accompagnata da condotte di eliminazione; nel primo caso la persona opera una drastica riduzione dell’apporto alimentare, nel secondo ricorre a lassativi, diuretici, vomito autoindotto o ad un’attività fisica massiccia allo scopo di perdere peso o mantenere il livello considerato accettabile. Le condotte di eliminazione sono talvolta successive ad abbuffate durante le quali la paziente ingerisce, in un arco di tempo ristretto, molto più cibo di quanto faccia abitualmente; l’abbuffata può essere oggettiva o soggettiva, poiché in alcuni casi la sensazione di perdere il controllo sul comportamento alimentare non corrisponde ad un pasto oggettivamente significativo. L’anoressia danneggia numerose funzioni dell’organismo: alcune delle conseguenze più rilevanti riguardano il sistema nervoso, l’apparato cardiocircolatorio, le strutture ossee e il ciclomestruale, chescompare a seguito di un’importante perdita di peso.

Terapia dell’anoressia

La terapia cognitivo-comportamentale dell’anoressia interviene sui fattori che causano il disturbo e lo mantengono; il lavoro si focalizza sul bisogno di controllo, sul perfezionismo e sull’immagine di sé, ma una componente fondamentale del percorso di cura e’ la progressiva introduzione di abitudini alimentari che regolarizzino l’assunzione di cibo. Obiettivo della terapia non e’ imporre alla persona pasti consistenti, bensì rompere i digiuni attraverso il ripristino di un’alimentazione che protegga le funzioni dell’organismo; la ricerca scientifica dimostra che i processi mentali delle pazienti anoressiche, ossessivamente rivolti al controllo del peso, vengono rinforzati dalla deprivazione alimentare e a loro volta la sostengono, in un circolo vizioso che la terapia vuole interrompere. La cura dell’anoressia affronta i temi legati all’autostima, alla storia personale e all’identità, individuando in queste aree la presenza di elementi problematici che possano aver indotto la paziente a restringere l’attenzione su un unico aspetto della propria vita per contrastare le emozioni spiacevoli connesse al resto dell’esperienza.

La paura di non essere all’altezza, di non saper aderire a standard di perfezione – ad esempio scolastici o sportivi – considerati necessari per la costruzione di un’immagine di sé apprezzabile, spinge la persona ad elaborare una dimensione individuale in cui sia possibile neutralizzare il timore del giudizio altrui e la propria percezione di inadeguatezza. E’ verso questi contenuti che si orienta la terapia cognitivo-comportamentale dell’anoressia.

Psicologo a Palermo - Dottor Fabrizio Rossi - Bulimia

Bulimia

La bulimia e’ un disturbo alimentare caratterizzato da abbuffate frequenti e da condotte compensatorie attuate per evitare il temuto aumento di peso. L’abbuffata e’ un episodio durante il quale viene ingerita una quantità di cibo notevolmente superiore alla norma; la persona mangia rapidamente cibi anche molto diversi tra loro e percepisce una perdita di controllo alla quale non riesce a porre rimedio. L’abbuffata si verifica anche in assenza di una reale sensazione di fame ed e’ seguita da un’emozione di colpa profonda, unita spesso ad un senso di disgusto verso sé stessi e i propri comportamenti. Non di rado il soggetto si abbuffa di nascosto per non essere visto dagli altri e non subire il loro giudizio negativo, e questo accresce la percezione di indegnità personale.

Bulimia con condotte di eliminazione

Dopo le abbuffate la persona ricorre a vomito autoindotto, lassativi e diuretici nel tentativo di non assorbire le sostanze ingerite evitando l’aumento di peso. Queste strategie compensatoriedanneggiano sensibilmente l’apparato gastrointestinale e producono conseguenze collaterali quale ad esempio, nel caso del vomito autoindotto, il consumo dei denti; la convinzione di poter espellere il cibo senza trattenere le sostanze nutritive non corrisponde alla realtà, poiché buona parte del nutrimento viene immagazzinato dall’organismo prima che vengano messe in atto le condotte di eliminazione.

Bulimia senza condotte di eliminazione

Le persone che non si affidano ai metodi descritti in precedenza utilizzano due strategie prevalenti per non ingrassare in seguito alle abbuffate: l’esercizio fisico e il digiuno. L’attività fisica viene compiuta con modalità compulsive che affaticano il corpo senza generare un reale benessere psicologico: la sensazione momentanea di aver neutralizzato gli effetti dell’abbuffata non e’ sufficiente a modificare il successivo comportamento alimentare disregolato. Il digiuno prolungato e’ invece direttamente responsabile delle abbuffate, poiché dopo molte ore o addirittura giorni di digiuno la persona percepisce una sensazione di fame inarrestabile e attua l’abbuffata attribuendola non all’esigenza fisiologica dell’organismo ma ad una propria e colpevole perdita di controllo.

Conseguenze psicologiche delle abbuffate

Colpa, disgusto, massiccia perdita di autostima: sono le tre sensazioni più intense provocate dall’abbuffata. Il soggetto elabora un’immagine di sé fortemente svalutata, i cui aspetti più significativi sono la mancanza di volontà, l’incapacità di mantenere il controllo, la vulnerabilità di fronte alle emozioni problematiche, l’impossibilità di essere come gli altri e di relazionarsi con loro in modo adeguato. Sotto il peso di questa rappresentazione si amplificano il vissuto di indegnità, la percezione negativa del proprio corpo, il timore del giudizio, e si rinforzano le condizioni che favoriranno una nuova abbuffata.

La terapia della bulimia

La terapia cognitivo-comportamentale della bulimia, analogamente a quanto avviene per altri disagi psicologici, affronta il malessere da prospettive differenti che si integrano fra loro: sul piano emotivo il paziente viene aiutato a costruire una rappresentazione di sé più adeguata e a fronteggiare in modo più funzionale gli stati d’animo problematici, mentre sul piano concreto l’obiettivo e’ regolarizzare i comportamenti alimentari. Il processo abbuffata-senso di colpa-digiuno-abbuffata viene modificato introducendo abitudini alimentari differenti, ad esempio piccoli pasti che interrompano il digiuno e prevengano l’insorgere di uno stimolo della fame impossibile da contenere. Intervenendo sui comportamenti si possono generare pensieri alternativi e in particolare vengono ridefinite le valutazioni cognitive sulla perdita di controllo delle abbuffate: un organismo deprivato di cibo esige nutrimento in virtù del proprio funzionamento fisiologico e non per mancanza di volontà dell’individuo, mentre il pensiero tutto-o-nulla che regola l’assunzione di cibo secondo modalità bulimiche – “ho iniziato a perdere il controllo, tanto vale andare fino in fondo” – può essere sostituito da una diversa gestione delle emozioni negative responsabili di questo disturbo.

Psicologo a Palermo - Dottor Fabrizio Rossi - Disturbo Ossessivo Compulsivo

Disturbo Ossessivo Compulsivo

Temere il contagio di una malattia alla vista di una siringa, pensare di aver investito un passante, sospettare di aver immaginato intenzionalmente scene e parole blasfeme, nutrire dubbi sulla propria identità sessuale: sono alcune delle ossessioni in grado di condizionare la vita mentale di una persona.

Le ossessioni sono pensieri che sembrano non terminare mai, si ripetono senza mutare di forma né di contenuto e costringono il soggetto ad un’attività mentale incessante per provare a liberarsene. Si accompagnano spesso alle compulsioni, rituali messi in atto nel tentativo di neutralizzare i pensieri ossessivi: una fantasia blasfema può essere seguita da una serie di preghiere sempre uguali, mentre il timore di un contagio viene esorcizzato attraverso lavaggi che possono proseguire per tutta la giornata, attivandosi ogni volta in seguito a un episodio differente. Le ossessioni si contraddistinguono per la sofferenza psichica che causano; il soggetto che le affronta si sente imprigionato in un meccanismo impossibile da interrompere e sperimenta l’inutilità degli sforzi compiuti per uscire dal problema.

Le terapia delle ossessioni

La psicoterapia cognitivo-comportamentale afferma che i contenuti delle ossessioni rispecchiano in molti casi un tema che il paziente percepisce come inaccettabile; la possibilità di scoprirsi omosessuale, per esempio, viene vissuta con angoscia da un uomo o da una donna nella cui storia personale e familiare sia presente un giudizio di condanna nei confronti dell’omosessualità, e in questo caso la semplice fantasia di poter avere quell’identità sessuale viene sentita come intollerabile anche in assenza di elementi concreti che confermino il contenuto del pensiero.

Un altro fattore centrale nella spiegazione delle ossessioni e’ il concetto di responsabilità: le azioni per le quali il soggetto si sente responsabile vengono caricate di un significato assoluto e danno origine a preoccupazioni intense, ad esempio il pensiero di aver investito qualcuno guidando l’auto, mentre le situazioni in cui la responsabilità può essere attribuita a un’altra persona sono molto meno ansiogene e il soggetto, seguendo l’esempio proposto, arriva a non preoccuparsi dei passanti quando non e’ lui alla guida. Le ossessioni possono provocare intensi sentimenti di autosvalutazione poiché appaiono incomprensibili e ingiustificabili: sembra assurdo trascorrere buona parte della giornata combattendo contro pensieri apparentemente privi di logica eppure talmente potenti da assorbire tutte le energie psichiche. Il soggetto arriva a considerarsi stupido, incapace o privo di volontà, attribuisce il persistere delle sue difficoltà ad una carenza di razionalità; la vita quotidiana risulta fortemente condizionata dalle ossessioni, che si presentano nella maggior parte o nella totalità dei contesti sociali e relazionali. E’ anche per questa ragione che il soggetto decide di intraprendere una terapia.

Validità scientifica della terapia delle ossessioni

L’approccio cognitivo-comportamentale e’ particolarmente adatto alla cura delle ossessioni, come confermano anche i dati della letteratura scientifica; seguendo processi simili alla terapia delle altre manifestazioni ansiose, esso procede all’individuazione dei pensieri disfunzionali che sorreggono le ossessioni e lavora col paziente sulla possibilità di tollerare l’ansia connessa agli stimoli minacciosi. Dopo aver elaborato il significato dei pensieri ossessivi, che generalmente servono a gestire emozioni di ansia e di paura sperimentate dal paziente nel rapporto con l’ambiente e con gli altri, la terapia cognitivo-comportamentale definisce dei compiti di esposizione; terapeuta e paziente si accordano su piccole prove da affrontare per prendere contatto con le situazioni temute, e utilizzano la seduta come primo laboratorio. Grazie al contesto protetto della terapia e al rapporto di fiducia col terapeuta, il paziente inizia ad attuare comportamenti che contrastano le ossessioni attraverso una strategia opposta a quella utilizzata fino a quel momento: non cerca più di bloccare le fantasie ricorrendo alle compulsioni ma si impegna per tollerare l’ansia e ridurre l’impatto emotivo dello stimolo considerato pericoloso. La letteratura scientifica dimostra che l’ansia si riduce sensibilmente quando vengono ripetute esperienze positive: se comprendiamo l’origine e la natura delle ossessioni e ci avviciniamo al loro contenuto tollerando l’emozione che fa sorgere, ad ogni ripetizione del processo ci sentiremo meno angosciati e più capaci di affrontare il problema, fino a risolverlo.

Psicologo a Palermo - Dottor Fabrizio Rossi - Ipocondria

Ipocondria

L’ipocondria è un disturbo psicologico, il cui sintomo principale consiste in una paura costante e a volte irrazionale per la propria condizione di salute, l’ipocondria rappresenta uno dei volti dell’ansia, di recente molti studi concordano ci sia una grande vicinanza tra Ipocondria e  il Disturbo Ossessivo Compulsivo (D.O.C.).

Il paziente Ipocondriaco tende ad interpretare in maniera minacciosa i segnali di attivazione corporea, temendo l’insorgere di una malattia spesso mortale o ad andamento cronico, molto spesso le persone Ipocondriache si percepiscono intimamente  vulnerabili, “rispondendo” a tale vulnerabilità attuando tecniche di controllo nei confronti del proprio corpo, attraverso controlli continui e sistematici inerenti la propria salute ( risonanze magnetiche, radiografie, ecografie, analisi del sangue etc…)

Le rassicurazioni dei medici e delle analisi eseguite, in genere, fanno diminuire momentaneamente i livelli di ansia, ma dopo poco, alla comparsa di nuovi segnali di attivazione il paziente tende a rientrare all’interno del circolo vizioso

Sintomo- Ansia – Medico – Analisi = Rassicurazione momentanea

a peggiorare la situazione, capita spesso che i pazienti acquisiscono informazioni inerenti i propri sintomi tramite internet, entrando in contatto con diagnosi paradossali e spesso poco credibili, ” fateci caso scrivendo una malattia sul motore di ricerca di Google, le prime pagine più che rassicurare tendono ad angosciare”.

La Psicoterapia Cognitivo Comportamentale, può davvero far tanto per le persone che soffrono di questo disturbo, aiutandoli a lavorare sui propri pensieri più intimi, rompendo il circolo viziosoSintomo-Internet-Medico-Analisi-rassicurazione, facendo diminuire gli stati ansiosi e rielaborando in maniera più adattiva la risposta agli stimoli fisiologici;

elemento centrale della terapia, risulta essere, il miglioramento della gestione dell’incertezza e del  dubbio connessi alla possibilità di avere o contrarre una malattia, riuscendo in tale risultato, il paziente Ipocondriaco riuscirà a migliorare la propria qualità di vita. 

Psicologo a Palermo - Dottor Fabrizio Rossi - Disturbi di Personalità

Disturbi di Personalità

I Disturbi di Personalità costituiscono delle modalità, relativamente inflessibili, di percepire, reagire e relazionarsi alle altre persone e agli eventi; tali modalità riducono pesantemente le possibilità del soggetto di avere rapporti sociali efficaci e soddisfacenti per sé e per gli altri.

Ognuno di noi ha particolari e caratteristiche modalità di relazionarsi agli altri e agli eventi (tratti di personalità), per esempio, alcune persone reagiscono a situazioni problematiche cercando aiuto e supporto; altri preferiscono fronteggiare le stessi situazioni difficoltose in totale autonomia. Alcuni individui minimizzano i problemi mentre altri li esagerano.

Le persone in grado di adattarsi efficacemente alle diverse situazioni della vita tendono ad assumere una modalità alternativa quando lo stile abituale risulta inefficace. Al contrario, gli individui con un Disturbo di Personalità sono rigidi e tendono a rispondere in modo inappropriato ai problemi della vita fino al punto che le relazioni con i propri familiari, gli amici e i colleghi di lavoro divengono difficoltosi, insoddisfacenti conflittuali o vengono sistematicamente evitati. Tali modalità disadattive appaiono generalmente in adolescenza o nella prima età adulta e tendono a rimanere stabili nel tempo.

La maggior parte delle persone con un Disturbo di Personalità risulta insoddisfatta e sofferente rispetto alla propria esistenza, inoltre, presenta numerosi problemi interpersonali sul lavoro o nelle situazioni sociali. Sono molto frequenti sintomi depressivi, ansia, abuso di sostanze o disturbi alimentari.

Fino a poco tempo fa, si riteneva comunemente che il trattamento Psicoterapico non risultasse efficace per il trattamento dei disturbi di personalità. Tuttavia alcune tipologie di Psicoterapia, tra cui quella psicodinamica brerve e quella Cognitivo-Comportamentale, sono risultate efficaci nell’aiutare le persone affette da questi disturbi.

I Disturbi di Personalità vengono raggruppati in tre Cluster (Insiemi):

Cluster A: disturbi di personalità caratterizzati da condotte strane o eccentriche (Personalità paranoide, schizoide, schizotipica).

Cluster B: comportamenti drammatici o eccentrici (Personalità istrionica, narcisistica, borderline, antisociale).

Cluster C: condotte ansiose o inibite (Personalità evitante, dipendente, ossessivo-compulsiva).

Psicologo a Palermo - Dottor Fabrizio Rossi - Fobie specifiche

Fobie specifiche

La fobia è una paura marcata e persistente con caratteristiche peculiari: è sproporzionata rispetto al reale pericolo dell’oggetto o della situazione; non può essere controllata con spiegazioni razionali, dimostrazioni e ragionamenti; supera la capacità di controllo volontario che il soggetto è in grado di mettere in atto;
produce l’evitamento sistematico della situazione-stimolo temuta; permane per un periodo prolungato di tempo senza risolversi o attenuarsi; comporta un certo grado di disadattamento per l’interessato;
l’individuo riconosce che la paura è irragionevole e che non è dovuta ad effettiva pericolosità dell’oggetto, attività o situazione temuta.

La fobia è dunque una paura estrema, irrazionale e sproporzionata per qualcosa che non rappresenta una reale minaccia e con cui gli altri si confrontano senza particolari tormenti psicologici. Chi ne soffre, infatti, è sopraffatto dal terrore all’idea di venire a contatto magari con un animale innocuo come un ragno o una lucertola, o di fronte alla prospettiva di compiere un’azione che lascia indifferenti la maggior parte delle persone (ad esempio, il claustrofobico non riesce a prendere l’ascensore o la metropolitana). Le persone che soffrono di fobie si rendono perfettamente conto dell’irrazionalità della propria paura, ma non possono controllarla.

L’ansia da fobia, si esprime con sintomi fisiologici come tachicardia, vertigini, extrasistole, disturbi gastrici e urinari, nausea, diarrea, senso di soffocamento, rossore, sudorazione eccessiva, tremito e spossatezza. Con la paura si sta male e si desidera solo fuggire. Scappare, d’altra parte, è una strategia di emergenza. La tendenza ad evitare tutte le situazioni o condizioni che possono essere associate alla paura, sebbene riduca sul momento gli effetti della fobia, in realtà costituisce una micidiale trappola: ogni evitamento, infatti, conferma la pericolosità della situazione evitata e prepara l’evitamento successivo.

La paura si distingue dall’ansia, in quanto quest’ultima è definita come il senso di apprensione che si prova nel prevedere un certo problema, mentre la paura è una reazione a un pericolo immediato. Si deve sottolineare questo dato di “immediatezza” tipico della paura, in contrasto con l’aspetto della “previsione” che caratterizza l’ansia – ovvero la paura riguarda tendenzialmente una minaccia presente, mentre l’ansia tende a riguardare una minaccia futura.

Tale spirale di progressivi evitamenti produce l’incremento, non solo della sfiducia nelle proprie risorse, ma anche della reazione fobica della persona, al punto da interferire significativamente con la normale routine dell’individuo, con il funzionamento lavorativo o scolastico oppure con le attività o le relazioni sociali. Il disagio diviene così sempre più limitante. Chi ha la fobia dell’aereo può trovarsi, ad esempio, a rinunciare a molte trasferte, e la cosa diventa imbarazzante se è necessario spostarsi per lavoro. Chi ha fobie come la paura degli aghi e delle siringhe può rinunciare a controlli medici necessari o privarsi dell’esperienza di una gravidanza.

Tipi di fobie

Quando si parla di fobie ci si riferisce in genere a: fobia dei cani, fobia dei gatti, fobia dei ragni, fobia degli spazi chiusi, fobia degli insetti, fobia dell’aereo, fobia del sangue, fobia delle iniezioni, ecc.

Più precisamente, esistono le fobie generalizzate (agorafobia e fobia sociale), fortemente invalidanti, e le comuni fobie specifiche, generalmente ben gestite dai soggetti evitando gli stimoli temuti, che si classificano così:

Tipo animali. Fobia dei ragni (aracnofobia), fobia degli uccelli o fobia dei piccioni (ornitofobia), fobia degli insetti, fobia dei cani (cinofobia), fobia dei gatti (ailurofobia), fobia dei topi, ecc.

Tipo ambiente naturale. Fobia dei temporali (brontofobia), fobia delle altezze (acrofobia), fobia del buio (scotofobia), fobia dell’acqua (idrofobia), ecc.

Tipo sangue-iniezioni-ferite. Fobia del sangue (emofobia), fobia degli aghi, fobia delle siringhe, ecc.. In generale, se la paura viene provocata dalla vista di sangue o di una ferita o dal ricevere un’iniezione o altre procedure mediche invasive.

Tipo situazionale. Nei casi in cui la paura è provocata da una situazione specifica, come trasporti pubblici, tunnel, ponti, ascensori, volare (aviofobia), guidare, oppure luoghi chiusi (claustrofobia o agorafobia).

Altro tipo. Nel caso in cui la paura è scatenata da altri stimoli come: il timore o l’evitamento di situazioni che potrebbero portare a soffocare o contrarre una malattia (vedi anche disturbo ossessivo-compulsivo e ipocondria), ecc. Una forma particolare di fobia riguarda il proprio corpo o una parte di esso, che la persona vede come orrende, inguardabili, ripugnanti (dismorfofobia).